Modern living room with large-format porcelain tiles in a concrete look

Gres porcellanato 60x60, 80x80, 90x90 e 120x120: come cambia la scelta del formato

Il formato è la prima cosa che si nota in un pavimento, e spesso l'ultima a essere valutata con criterio. Tra i formati piastrelle più richiesti per gli interni contemporanei quattro sono quadrati — 60x60 cm, 80x80, 90x90 e 120x120 — e vengono spesso proposti nella stessa serie: stesso materiale, stessa finitura, stesso colore. Il prodotto è davvero lo stesso, e la scelta si gioca altrove. Passando da un formato all'altro cambiano tre grandezze misurabili: quanta fuga resta a vista, quanti pezzi servono per coprire un metro quadro, quanto pesa il singolo elemento. Due calano e una sale, e a ritmi diversi: la fuga si riduce sempre più lentamente, il peso cresce sempre più in fretta. Sapere dove la scala accelera e dove rallenta è il modo più rapido per capire quale formato considerare.

Cambia il modulo, non il prodotto

Una stessa serie di gres porcellanato declinata in quattro formati resta identica nel materiale: impasto, spessore di riferimento, finitura, classe di resistenza. Quello che cambia è il modulo che si ripete a pavimento — e quindi la frequenza con cui la superficie viene interrotta. Da qui nasce la semplificazione più comune sul grande formato, cioè l'idea che il vantaggio estetico cresca in proporzione al lato.

La direzione è quella giusta, perché salendo di formato l'effetto migliora davvero. Cambia il ritmo: il vantaggio segue la riduzione delle interruzioni più che la misura del lato, ed è una curva che si appiattisce mano a mano che si sale. Il beneficio più evidente si ottiene nei primi scatti; oltre una certa misura ogni centimetro in più restituisce sempre meno continuità visibile. Nel frattempo la difficoltà tecnica va nella direzione opposta: il peso cresce con il quadrato del lato, la diagonale da far passare in una porta cresce in modo lineare, la tolleranza di planarità del sottofondo si stringe. Due curve che divergono. È lì che si decide il formato giusto, non nel confronto tra due campioni a terra.

Quanta fuga sparisce a ogni scatto di formato

Che i formati grandi riducano le fughe lo dicono tutti, ma quasi nessuno lo misura. È un dato che si calcola: su una posa a griglia regolare, i metri lineari di fuga contenuti in un metro quadro corrispondono a circa due metri divisi per il lato della piastrella. Applicato ai quattro formati restituisce numeri che vale la pena leggere in fila.

Un pavimento in piastrelle 60x60 contiene circa 3,33 metri di fuga per ogni mq. Con l'80x80 si scende a 2,50, con il 90x90 a 2,22, con il 120x120 a 1,67. Tradotto: dal 60x60 all'80x80 si elimina un quarto delle linee a vista, e dal 90x90 al 120x120 se ne elimina un altro quarto.

Il dato interessante però sta nel passaggio intermedio. tra 80x80 e 90x90 la fuga si riduce di circa l'undici per cento: dieci centimetri di lato in più, quasi nessuna differenza percepibile sulla superficie finita. I due formati che sembrano vicini nel listino sono davvero vicini anche a pavimento, mentre gli scatti che contano sono il primo e l'ultimo.

La riduzione delle linee ha una conseguenza che va oltre la geometria: meno interruzioni significano più spazio continuo su cui il disegno del materiale può svilupparsi senza essere tagliato. È il motivo per cui le superfici a forte carattere materico, come quelle descritte nella guida al gres effetto pietra, traggono dal formato più grande un vantaggio più evidente, anche se la maggiore continuità giova a qualunque effetto.

60x60 e 80x80: il salto che si vede di più e costa di meno

Il 60x60 è il formato di riferimento del gres porcellanato per interni in Europa, ed è anche il più tollerante: si adatta a stanze di misure diverse, si movimenta con una mano sola e lascia margine di correzione in fase di posa. Le sue caratteristiche tecniche e i suoi ambiti d'uso sono trattati per esteso nella guida al formato 60x60.

L'80x80 è il formato in cui il rapporto tra i due andamenti è più favorevole. Toglie un quarto delle fughe rispetto al 60x60 — la differenza più netta dell'intera scala — senza modificare in alcun modo le condizioni di lavoro. La singola piastrella pesa attorno ai 14 chili contro gli 8 circa del 60x60: resta un peso da singolo operatore. La diagonale misura poco più di 113 cm, quindi passa da qualunque porta e rientra nella corsa di un tagliapiastrelle di uso corrente. Il sottofondo va verificato, ma non richiede la preparazione dei formati superiori.

In altre parole, l'80x80 apre la fascia in cui il guadagno estetico è pieno e il costo tecnico è ancora nullo — una fascia che comprende anche il formato successivo.

90x90: la stessa fascia di equilibrio, con più scala

Il 90x90 e l'80x80 appartengono alla stessa fascia, e i numeri lo confermano: tra i due la fuga cambia poco e la lettura della superficie posata è praticamente sovrapponibile. Il 90x90 aggiunge però dieci centimetri di scala per lato, che su una stanza ampia si traducono in una fila intera di piastrelle in meno e in un modulo che divide diversamente le misure. Il peso sale attorno ai 18 chili e la diagonale a circa 127 cm: valori che restano nel campo del cantiere ordinario, con una posa che non richiede attrezzature diverse da quelle di uso corrente.

Rispetto all'80x80 chiede un po' più di attenzione al piano di posa, perché su un lato da novanta centimetri un dislivello che sotto un 60x60 sarebbe passato inosservato diventa percepibile al piede. È il formato con cui si ottiene l'impatto del grande formato senza entrare nelle richieste del 120x120, e rende al meglio dove le misure della stanza lo accolgono senza tagli forzati. I casi in cui conviene sono analizzati nell'articolo dedicato al formato 90x90.

120x120: dove cambia il cantiere, non solo l'estetica

Con il 120x120 la scala non prosegue, si interrompe e ricomincia con altre regole. Un metro quadro di pavimento è coperto da meno di una piastrella intera, e questo da solo cambia la natura del lavoro: una singola piastrella in gres porcellanato pesa attorno ai 31 chili in spessore standard, e sale ancora nelle versioni spessorate. La diagonale supera i 169 cm, quindi movimentazione e stoccaggio richiedono spazio di manovra che nelle ristrutturazioni di appartamento non sempre c'è.

Cambiano anche le condizioni di posa. Servono due operatori per collocare il pezzo, una tolleranza di planarità del sottofondo dell'ordine dei due millimetri su una staggia da due metri, collante steso su entrambe le facce e sistemi livellanti a pressione per allineare i bordi. Nessuna di queste è una complicazione insormontabile, ma insieme spostano il lavoro su un altro livello di precisione. In cambio si ottiene la lettura più continua che il gres porcellanato può dare a pavimento, con meno di due metri di fuga per mq. Gli aspetti tecnici, gli ambienti adatti e gli errori ricorrenti sono raccolti nella guida al formato 120x120.

I quattro formati a confronto

La tabella mette in fila le grandezze che cambiano davvero. I pesi sono indicativi e riferiti a uno spessore standard attorno ai 9 mm: variano con lo spessore e con il produttore, ma l'ordine di grandezza resta.

Formato Pezzi al mq Metri di fuga al mq Peso indicativo del pezzo Cosa cambia salendo a questo formato
60x60 2,78 3,33 circa 8 kg Riferimento di partenza: massima tolleranza su misure della stanza e condizioni del sottofondo
80x80 1,56 2,50 circa 14 kg Un quarto di fuga in meno, la riduzione più netta della scala, senza alcuna variazione nelle condizioni di posa
90x90 1,23 2,22 circa 18 kg Resa molto vicina all'80x80, con più scala per lato; posa ancora ordinaria, piano di posa da verificare
120x120 0,69 1,67 circa 31 kg Massima continuità della superficie; due operatori, sottofondo in piano e sistemi livellanti a pressione

Cosa chiede ciascun formato al materiale

Salire di formato è anche una richiesta che si trasferisce sul prodotto e sul sottofondo. Tre caratteristiche cambiano di peso lungo la scala.

La prima è la rettifica. Una piastrella rettificata ha i bordi squadrati meccanicamente a novanta gradi, e questo consente fughe di due millimetri invece dei tre o quattro necessari con bordi naturali. Sul 60x60 la differenza è apprezzabile; sul 120x120 è determinante, perché una fuga più larga vanificherebbe la continuità per cui si è scelto il grande formato. La posa completamente priva di fuga non è comunque ammessa: la norma di riferimento prevede sempre un giunto minimo, che assorbe le dilatazioni del supporto.

La seconda è la planarità del piano di posa. Più il lato è lungo, meno la piastrella riesce ad adattarsi alle irregolarità del massetto: un difetto che sotto un 60x60 si distribuisce su una superficie piccola, sotto un 120x120 si traduce in un bordo sollevato lungo più di un metro.

La terza è lo spessore, che al crescere del formato non segue una regola fissa: a volte resta quello dei formati standard, a volte si riduce, come nelle lastre sottili. Cambia però il rapporto tra sezione e superficie: più il formato è ampio, più conta che il collante riempia il retro senza vuoti, perché un vuoto localizzato diventa un punto debole. Il rapporto tra queste caratteristiche e le prestazioni del materiale è approfondito nella guida completa al gres porcellanato.

Come si imposta la scelta

L'ordine dei criteri conta più dei criteri stessi. Il primo passaggio è geometrico e riguarda le misure reali dell'ambiente: quante mattonelle intere entrano nel lato corto e che cosa resta da tagliare al perimetro, verifica che precede qualunque considerazione estetica e che è sviluppata nell'articolo su come scegliere il formato per ogni stanza.

Il secondo riguarda quanto la continuità pesa nel progetto. Su una superficie ampia e visibile per intero — una zona giorno aperta, un pavimento che prosegue senza soglie — la riduzione delle linee è ciò che si nota per primo, e conviene salire. Su superfici frazionate o coperte dagli arredi il vantaggio si perde: il pavimento non viene mai letto tutto insieme, e la fuga in più non la vede nessuno.

Il terzo riguarda le condizioni del sottofondo esistente. Un massetto nuovo non pone limiti; un pavimento datato su cui si interviene senza demolizione li pone quasi tutti, e lì restare sui formati intermedi è una scelta tecnica prima che economica.

Applicati in quest'ordine, i tre criteri portano quasi sempre allo stesso risultato: l'80x80 e il 90x90 come fascia di equilibrio per la maggior parte delle case, con la scelta tra i due decisa dalle misure della stanza; il 60x60 quando le misure o il sottofondo lo impongono; il 120x120 quando la superficie è ampia, regolare e il cantiere può assecondarlo.

In sintesi

La domanda utile non è quale sia il formato migliore, ma dove si trovi il punto in cui il guadagno smette di essere gratuito. Fino al 90x90 ogni scatto restituisce continuità senza cambiare il modo in cui si lavora. Oltre, il guadagno va pagato in preparazione del sottofondo e in precisione di posa, e ha senso solo se la superficie è abbastanza ampia da restituirlo sotto forma di effetto visibile. Chi parte da questa domanda sceglie in dieci minuti.

Domande frequenti

Tra i quattro formati cambiano le prestazioni tecniche?

No. Se appartengono alla stessa serie condividono impasto, finitura, classe di scivolosità e resistenza all'usura: il formato non modifica le caratteristiche del materiale. Cambia il contorno del lavoro — peso del pezzo, tolleranza richiesta al piano di posa, quantità di fuga a vista — non la prestazione della superficie finita.

Perché lo stesso effetto sembra diverso passando da un formato all'altro?

Perché su una superficie più ampia il disegno si ripete meno spesso e ogni piastrella mostra una porzione più grande della propria grafica. Un effetto molto variato guadagna naturalezza sui formati grandi, mentre su un 60x60 la ripetizione è più frequente e la lettura più regolare. Per questo la stessa serie cambia carattere a seconda del formato scelto.

Cambia qualcosa nella manutenzione tra un 60x60 e un 120x120?

Sì, ed è una conseguenza diretta dei metri di fuga: un pavimento in 60x60 ne contiene circa il doppio rispetto a un 120x120. La fuga trattiene lo sporco più della superficie ceramica, quindi meno fuga significa meno punti da recuperare nella pulizia ordinaria.

Salendo di formato serve più materiale di scorta?

In proporzione sì. Ogni taglio su un formato ampio sacrifica una superficie maggiore, e un pezzo danneggiato pesa di più sul totale ordinato perché copre più metri quadri. Tra un 60x60 e un 120x120 la differenza non è trascurabile, e va considerata al momento dell'ordine insieme a una piccola riserva dello stesso lotto.

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