Come scegliere il formato del gres porcellanato per ogni stanza
Nella maggior parte dei progetti il formato viene deciso per ultimo, dopo l'effetto e dopo il colore, come se fosse una rifinitura. È l'ordine sbagliato. A parità di materiale e di tonalità, il formato è la variabile che cambia di più la lettura di una stanza: decide quante linee attraversano il pavimento, dove cadono i tagli, quanto l'occhio percepisce la superficie come continua o come griglia.
Scegliere il formato delle piastrelle stanza per stanza non significa applicare una regola unica alla casa intera. Significa partire dalle misure reali di ogni ambiente e dalla funzione che quell'ambiente ha. Le caratteristiche generali del materiale sono un discorso a parte, trattato nella guida completa al gres porcellanato: qui si parte dal metro.
Il formato si sceglie sulle misure, non sull'idea di stanza
Il criterio che decide quasi tutto è semplice e quasi nessuno lo formula: quante piastrelle intere entrano nel lato corto della stanza, e che cosa resta da tagliare al perimetro.
Si prende la misura netta del lato corto e la si divide per il lato della piastrella più la fuga. La parte decimale del risultato è la fascia di taglio, cioè la striscia di piastrelle tagliate che corre lungo la parete. Se quella fascia scende sotto circa un terzo della piastrella, l'occhio non la legge come una scelta: la legge come un errore. Una scheggia di dieci centimetri lungo tutta la parete rovina un pavimento posato bene molto più di quanto lo migliorerebbe un formato più grande.
Un esempio concreto. Un bagno largo 2,40 m accoglie quattro file intere da 60 cm senza nulla da tagliare: il risultato è pulito a prescindere dall'effetto scelto. Lo stesso bagno con piastrelle da 120 cm accoglie due file intere, ed è altrettanto pulito. Una stanza larga 2,70 m con lo stesso formato da 60 lascia invece una fascia da 30 cm, ancora perfettamente leggibile. Il problema nasce a 2,55 m: quattro file e una scheggia. In quel caso si scende di formato, oppure si sposta la linea di partenza in modo che il taglio si distribuisca su due lati opposti invece di concentrarsi su uno solo.
Il calcolo funziona in modo pulito con il gres rettificato, cioè con i bordi squadrati a novanta gradi che consentono fughe di pochi millimetri. Con bordi non rettificati la fuga è più larga e va contata, perché su dieci file fa la differenza di una decina di centimetri. Il confronto diretto tra i formati moderni più diffusi aiuta poi a capire quale gamma ha senso considerare per la propria metratura.
Bagno: il vincolo non è lo spazio, è la pendenza
In bagno l'abitudine pesa più che altrove: l'idea che a un ambiente piccolo servano piastrelle piccole è ancora diffusa. Non è infondata, ma va verificata caso per caso, perché nella maggior parte dei bagni un formato medio o medio-grande rende meglio di quanto ci si aspetti. La ragione è tecnica: più fughe significa più linee, e più linee significa una superficie che l'occhio scompone invece di leggere per intero. È poi il calcolo della fascia di taglio a dare l'ultima parola.
Ma il vincolo davvero decisivo in bagno è un altro, ed è funzionale. Dove c'è una piletta a pavimento o una doccia a filo, la superficie deve avere una pendenza verso lo scarico, e una piastrella rigida di grande formato non può seguire una pendenza su due direzioni. Nell'area doccia serve quindi un formato più contenuto, oppure una lastra tagliata su misura con il taglio calcolato dal posatore. Fuori da quell'area il discorso torna libero, e i formati medio-grandi funzionano bene anche in pochi metri quadrati, quando le misure li accolgono senza tagli forzati.
Cucina e zona giorno: il formato regge la continuità
In quasi tutte le case contemporanee cucina e zona giorno comunicano, quando non sono un unico ambiente. La conseguenza operativa è che il formato non va scelto sulla cucina, ma sulla più grande delle due superfici: un formato tarato sui pochi metri della zona cottura, esteso al soggiorno, produce una griglia fitta proprio dove servirebbe respiro.
C'è anche un motivo pratico. La zona cottura è la parte di pavimento che si sporca più spesso e in modo più aggressivo, e la fuga è il punto in cui lo sporco resta. Meno fughe significa meno punti da recuperare. Il grande formato è anche il terreno naturale delle superfici in gres a tinta piena e a grana uniforme, motivo per cui l'effetto cemento in zona giorno viene quasi sempre chiesto in dimensioni ampie: lì conta la continuità della superficie, non il disegno del singolo pezzo.
Camera da letto: il formato segue la luce
In camera il carico di traffico è basso e le esigenze tecniche si riducono, quindi il formato torna a essere una questione di proporzione e di luce. Le camere sono spesso rettangolari, e un formato rettangolare posato con il lato lungo perpendicolare alla finestra allunga la percezione dello spazio verso la fonte di luce; posato parallelo, la allarga.
È la ragione per cui i listoni effetto legno, nei formati lunghi da 20x120 o 30x120 cm, funzionano particolarmente bene in questo ambiente: la direzione della posa diventa uno strumento di progetto, e la posa a correre nasconde meglio le piccole irregolarità di una stanza che raramente è perfettamente squadrata.
Corridoi e ingressi: dove il formato sbagliato si vede subito
Il corridoio è l'ambiente meno perdonante della casa. La larghezza è quasi sempre compresa tra un metro e un metro e quaranta, e su una dimensione così stretta ogni errore di modulo diventa visibile per tutta la lunghezza del passaggio. Un formato da 120 cm in un corridoio largo 110 significa tagliare ogni singola piastrella: il pavimento diventa una sequenza di pezzi incompleti.
Qui conviene scegliere un formato il cui lato divida bene la larghezza reale, anche a costo di rinunciare al grande formato usato nel resto della casa. L'ingresso aggiunge un vincolo suo: è il punto in cui entrano acqua, sabbia e sporco, e le fughe sono la parte che ne risente per prima. Le scelte specifiche per queste due zone di passaggio meritano un ragionamento dedicato.
| Ambiente | Formati che funzionano | Il vincolo che decide |
|---|---|---|
| Bagno | 60x60, 30x60, 60x120 | Pendenza verso lo scarico nell'area doccia |
| Cucina | 60x60, 60x120, 80x80 | Continuità con la zona giorno e pulizia delle fughe |
| Soggiorno e open space | 80x80, 90x90, 60x120, 120x120 | Superficie ampia che mostra piastrelle intere |
| Camera da letto | 20x120, 30x120, 60x120, 60x60 | Direzione della luce rispetto alla posa |
| Corridoio e ingresso | 30x60, 60x60, listoni 20x120 | Larghezza ridotta: il modulo deve dividerla bene |
Stanze fuori squadra: quando il calcolo non basta
Il conteggio delle file presuppone pareti parallele. In molte case, soprattutto quelle di qualche decennio fa, non è così: due o tre centimetri di differenza tra un capo e l'altro della stessa parete sono normali. Una stanza fuori squadra non nasconde il difetto sotto il pavimento: lo mette in evidenza, perché la fuga è una linea retta e la parete no. Il taglio perimetrale si assottiglia lungo il percorso, e l'occhio lo registra.
Più il formato è grande, prima il difetto emerge: le linee sono poche e ciascuna pesa di più. Nei quadrati ampi il fenomeno è più visibile che nei rettangolari, ed è una delle ragioni per cui il formato 90x90 chiede di verificare le misure reali prima dell'ordine. Dove le pareti sono irregolari, un formato rettangolare posato a correre distribuisce lo scarto su più file e lo rende meno leggibile; in alternativa lo si concentra sul lato meno esposto, di norma quello degli arredi fissi.