Il formato giusto per il paraschizzi
La fascia fra il piano di lavoro e i pensili è la superficie più esposta della cucina, e anche la più vincolata: in genere misura fra i 50 e i 60 centimetri di altezza. È una misura che seleziona i formati, perché lì il numero di fughe si vede tutto.
Il 60x120 posato in orizzontale è la soluzione più pulita: con una sola lastra si copre l'intera altezza della fascia, senza nemmeno una fuga orizzontale, e in lunghezza bastano pochi pezzi per l'intera parete. Il 30x60 richiede due file sovrapposte e restituisce un ritmo più tradizionale, che funziona quando i pensili sono in legno o la cucina ha un taglio classico. Il 60x60 resta la via di mezzo, con una fuga orizzontale sola e tagli contenuti sulle estremità.
Il pavimento e la continuità con il living
Nelle case contemporanee la cucina raramente è una stanza chiusa, e il pavimento è l'elemento che decide se lo spazio si legge come uno o come due. Portare la stessa superficie dalla zona cottura al soggiorno unifica l'ambiente; interromperla con un materiale diverso delimita la zona operativa, scelta che ha senso quando la cucina è molto usata. Per la continuità i formati grandi — 90x90, 120x120 e 80x160 — sono i più efficaci, perché riducono le linee di fuga dove lo sguardo attraversa i due ambienti.
Fra gli effetti a catalogo, il cemento è quello che si presta meglio alla continuità: i suoi neutri, dal bianco al grigio scuro fino a sabbia e tortora, si abbinano sia ai mobili laccati sia a quelli in legno. L'effetto legno lavora nella direzione opposta, portando calore in una stanza dominata da superfici tecniche. Pietra e marmo restano le scelte per chi vuole il pavimento come elemento riconoscibile, con il marmo che si coordina spesso al top, mentre l'effetto metallo è la scelta più decisa, quella che dà carattere quando i mobili sono neutri e l'ambiente rischia di risultare anonimo.
Come si comportano le superfici all'uso
La cucina è la stanza dove le superfici lavorano di più: olio e acidi alimentari sul pavimento, vapore e schizzi sulla parete, sedie trascinate. Il gres porcellanato non è poroso, quindi non assorbe le sostanze grasse e la pulizia richiede solo un detergente neutro.
Le superfici attualmente a catalogo sono tutte opache o satinate, e nella zona cottura è la finitura che tende a mostrare meno le tracce di unto. Conta anche il colore della fuga, che vicino ai fornelli si segna prima che altrove.
Per un quadro completo su come scegliere le piastrelle della cucina — dagli abbinamenti con il top ai formati — abbiamo scritto una guida dedicata.
Domande frequenti
Quale formato conviene per il paraschizzi?
Il 60x120 posato in orizzontale copre l'altezza della fascia con una sola lastra, senza fughe orizzontali. In alternativa il 30x60 su due file dà un ritmo più tradizionale.
Si può usare lo stesso effetto a pavimento e sul paraschizzi?
Sì, ed è una scelta frequente: ripetere la stessa superficie a terra e dietro il piano di lavoro tiene insieme l'ambiente quando i mobili giocano su due colori diversi. Trattandosi di gres porcellanato, le stesse referenze si posano a pavimento e a parete, anche in formati diversi.
Il gres si macchia con olio e sughi?
No: la superficie non è porosa, quindi le sostanze grasse restano in superficie e si rimuovono con un detergente neutro o sgrassante. Conviene però non lasciarle seccare a lungo, soprattutto sulle finiture più strutturate, dove il residuo può depositarsi nel rilievo: in quel caso basta una spugna non abrasiva, evitando prodotti a base acida o abrasivi meccanici.